Il giardino dei Finzi Contini

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »

In questi giorni, nel corso delle usuali commemorazioni dell’Olocausto, perplessa dalle più recenti manifestazioni di un odio mai destinato a spegnersi (parlo dei fatti di Napoli, di nuovi propositi di violenza nei confronti del popolo ebraico), ritorno come ogni anno a pormi una domanda: chi sono gli Ebrei? Mi spiego: io non ne ho mai conosciuto uno, non ho mai saputo che una famiglia avesse ascendenze ebraiche, non ho mai notato alcun segno di riconoscimento o di separazione come si può notare più distintamente di altre comunità. In poche parole, per quanto ogni anno ci immergiamo nel clima commemorativo, sono convinta che come me in tanti non abbiamo un’idea precisa della cultura ebraica, delle sue tradizioni, del suo modo di vivere.

Per questo motivo credo di aver trovato la lettura de Il giardino dei Finzi Contini così appassionante. Giorgio Bassani traccia in questo romanzo la storia di una famiglia ebrea, non nel momento storico che siamo più abituati a conoscere, quello della guerra e dello sterminio, ma negli anni immediatamente precedenti al conflitto.«Da molti anni desideravo scrivere dei Finzi-Contini – di Micòl e di Alberto, del professor Ermanno e della signora Olga -, e di quanti altri abitavano o come me frequentavano la casa di corso Ercole I d’Este, a Ferrara, poco prima che scoppiasse l’ultima guerra».

Ovviamente la storia dei Finzi Contini è solo una della tante storie familiari possibili, l’ambiente ferrarese solo uno tra tanti ambienti cittadini ma quello che conta è l’atmosfera del romanzo, che procede lentamente, senza colpi di scena, nel corso di una lunghissima estate che prelude alla tragedia. Nulla di drammatico accade eppure il senso di una fine ineluttabile si respira nell’aria. Sui protagonisti, intenti a giocare a tennis e ad amoreggiare pende una spada di Damocle. Quale fine faranno i Finzi Contini Bassani lo anticipa già nel prologo: deportati tutti in un campo di concentramento nel 1943 vi moriranno. Il racconto di quell’estate del 1938, dell’amore impossibile del protagonista (forse lo stesso Bassani? Non è chiaro) per la giovane Micol, delle partite a tennis, delle chiacchierate con Alberto, delle visite alla casa sontuosa e alla biblioteca imponente del signor Ermanno, sembra voler bloccare il tempo, cristallizzare almeno nel ricordo un pezzo di vita irrimediabilmente perduto.

In una scena del film diretto da Vittorio De Sica

«Certo è che quasi presaga della prossima fine, sua e di tutti i suoi, Micòl ripeteva di continuo anche a Malnate che a lei del suo futuro democratico e sociale non gliene importava un fico, che il futuro, in sé, lei lo aborriva, ad esso preferendo di gran lunga «le vierge, le vivace e le bel aujourd’hui», e il passato, ancor di più, «il caro, il dolce, il pio passato». E siccome, queste, lo so, non erano che parole, le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire, di esse, appunto, e non di altre, sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare».

È un libro bellissimo, lento ma coinvolgente. I personaggi sono costruiti in maniera magistrale, soprattutto quello di Micòl. Si chiude il libro combattuti tra l’immagine di una ragazza reale e la speranza che non sia mai esistita. Quello che conta in fondo è il personaggio universale, è l’emblema della ragazza, delle sue passioni, dei suoi amori, della forza del suo vivere “quasi presaga della prossima fine”. Nessuno è mai riuscito a strappare a Bassani la verità su Micòl, ma come per le contestazioni sulla reale esistenza di Anna Frank io le trovo pretestuose: come Anna e Micòl ci furono milioni di donne, uomini, bambini, vecchi, adolescenti le cui vite, passioni, ricordi, gioie, dolori, furono risucchiati dall’umana follia. Quante Micòl e quante Anna ci sono nel vento di Auschwitz?

 
Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento…
[…] Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà…

 
Auschwitz, Francesco Guccini

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Showing 6 comments
  • Antonio
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    Libro meraviglioso, mi commossi quando terminai di leggerlo.

  • lelibrerieinvisibili
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    Già. Ad una lettura superficiale può sembrare un libro che parla solo di vita e non di morte: il tennis, l’amore, l’estate… Nel non detto di questo libro c’è tutto il senso della tragedia imminente. Bassani è bravissimo a lasciar intendere ciò che non scrive.

  • Sara
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    Bellissimo libro! Con la tua recensione mi hai fatto venire voglia di rileggerlo. Ti consiglio anche, se ancora non l’hai letto, “Gli occhiali d’oro”, sempre di Bassani. E’ un romanzo breve, altrettanto intenso e dall’atmosfera piena e coinvolgente. 🙂

    • lelibrerieinvisibili
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      Ti ringrazio per il suggerimento. In effetti non ho letto altro di Bassani. Mi incuriosisce.

    • Franco
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      Io credo al contrario che Bassani (ci) dica tutto: sta alla sensibilità di noi lettori comprendere fra le righe. Ad esempio, se a qualcuno mai capitasse di pensare che tra Micol e Malnate ci sia stata anche una sola briciola d’amore, Bassani puntualizza: “E siccome, queste, lo so, non erano che parole, le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto UN VERO BACIO avrebbe potuto impedirle di proferire…”. Ergo UN VERO BACIO Micol non l’ha mai ricevuto, né dato; col Malnate è stata una storia di sesso, perché, come scrive in altra parte del romanzo Bassani (vado a memoria): “…. perchè è giusto che una ragazza di 24 anni abbia tutto ciò che la natura comanda”. Ah, dimenticavo, io ho amato Micol,e ho anche creduto, sbagliando, di averla trovata… non era nelle cose.

  • seunanottedinvernounlettore
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    Bellissima l’immagine tratta dal film, ottima scelta per rappresentare “le vert paradis des amours enfantines”…

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