La regola dell’equilibrio

Ci mancava, Guido Guerrieri. O meglio, mancava a me che non sono mai stata un’estimatrice del Carofiglio romanziere. Ne parlavo tempo fa qui sul blog recensendo Il bordo vertiginoso delle cose, libro che non ho troppo amato, Carofiglio nasce giallista ed è così che io lo preferisco.

Carofiglio si fa perdonare ad un anno di distanza uscendo con un giallo, e che giallo. Intanto come vi dicevo, ritorna l’avvocato Guerrieri, l’eroe-antieroe protagonista dei suoi primi gialli editi da Sellerio. Ritorna anche la città di Bari, ma stavolta, per la prima volta in un libro di Carofiglio (sembra quasi abbia letto la mia ultima recensione), la città rimane sullo sfondo, non invade lo spazio del romanzo, non è lì per strizzare l’occhio al lettore barese, ma si fa percorrere piacevolmente.

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La regola dell’equilibrio è un giallo, ma non un giallo classico. È un giallo senza delitto, tanto per cominciare. È un giallo nel quale la ricerca dei colpevoli e degli innocenti è solo lo spunto della trama, il pretesto per Guerrieri di occuparsi di interrogativi etici, del confine tra la giustizia e l’illegalità, tra verità e menzogna. La vicenda ruota attorno ad un reato odioso, la presunta corruzione di un giudice. La soluzione del caso è fin dal primo momento alla portata di Guerrieri, che non può o non vuole capirla.

 

Tutti mentono. Chi dice di non farlo mai o è un cretino o è più bugiardo degli altri. La salute mentale consiste nel trovare un punto di equilibrio fra verità e menzogna. Pensare di dovere – e di potere – dire sempre la verità è un’allucinazione da dementi.

Mentire al prossimo spesso è etico […] Mentire a sé stessi, però è tutta un’altra cosa. Può capitare, a volte è necessario per sopravvivere, però se diventa una regola è solo un modo per divorziare dalla realtà, per proteggersi dal mondo, per non farsi raggiungere. Ma tanto il mondo e la realtà prima o poi ti raggiungono.

C’è qualcosa di diverso in questo ultimo libro di Carofiglio, un’evoluzione del personaggio ma anche dello scrittore, che per la prima volta sembra distaccarsi dalle sue radici baresi e parlare a tutti.

L’avete letto? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. Per me è il miglior Carofiglio di sempre.

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